Guarda come si colloca la tua sospensione massimale rispetto a chi arrampica già al grado per cui ti stai allenando. Ti aiuta a capire se le dita sono abbastanza forti per arrivarci.
Qui compare il tuo risultato
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Cosa ti dice davvero il risultato
Misura una sola cosa, e isolata: quanto riesci a tenere con un solo tipo di presa, a due braccia, per dieci secondi, in sospensione statica. Non dice nulla sulla rapidità con cui prendi una presa al volo, su come tieni svasi o pinze, né su quanto resisti fino in cima a una via. E anche la forza che mostra deve passare per spalle, gomiti e schiena prima di diventare un movimento vero. Tanti arrampicatori ce l'hanno sul trave e la perdono in parete, perché non si è mai integrata nell'arrampicata.
Quindi lo strumento risponde a una sola domanda, e non è “che grado posso salire”. È per quale grado le dita sono già abbastanza forti. Se non ci sono ancora, per ora quello è il tuo limite massimo. Se sono abbastanza forti e quel grado ancora non lo sali, la domanda onesta diventa: perché? Perché a quel punto non sono le dita.
- Sotto il range tipico. Le dita sono probabilmente una delle cose che ti frenano. Dico probabilmente perché non sono mai più di una parte del quadro. Con meno di un anno o due di arrampicata la risposta non è ancora il trave: è arrampicare di più. Ma se di arrampicata ne hai fatta tanta e il tuo grado è fermo da molto tempo, è proprio il momento in cui il lavoro sulle dita merita un blocco di allenamento dedicato.
- Dentro il range tipico. Ti appendi già con quello che reggono gli arrampicatori di quel grado, quindi non sono le dita a fermarti. Leggilo in senso stretto: non vuol dire che tu riesca a salirlo. Il range descrive chi è arrivato lì, non cosa serve per arrivarci. Continua a fare sospensioni a dose di mantenimento per non perdere questa forza, e metti il lavoro vero altrove.
- Sopra il range tipico. Misurata da sola, la forza c'è, quindi le sospensioni pesanti non sono la risposta: un altro blocco di allenamento al trave non ti farà salire di grado. La vera domanda è dove si disperde in parete: spalle, gomiti, schiena, gli anelli che portano la forza delle dita dentro un movimento, o una resistenza che cala prima di arrivare in cima. Lì serve arrampicare e lavorare sul movimento, non altre sospensioni.
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